La comunicazione maschile

Sono varie le ricerche effettuate sul linguaggio verbale, ma quando si parla di uomini i risultati che escono fuori da tali ricerche possono aiutare non poco il popolo femminile.

 

Tali risultati, sono stati raccolti in un libro che abbiamo avuto il piacere di far uscire nel 2011 e vedere arrivare al top delle classifiche in pochi giorni.

Sto parlando del libro ” Il metodo antiballe” di fabio pandiscia e antonio meridda, ediz. Anteprima.

 

Come è possibile aiutare le donne a comunicare meglio con l’universo maschile? Facile, basta osservare qualche semplice regola e avere le seguenti nozioni:

Mai accusare un uomo di qualcosa!

Questo metterà fine alla discussione in malo modo.

 

Se anche è colpevole, è bene non riprenderlo con oscure minacce o, peggio, rivangando il passato per qualcos’altro che ha fatto. Il pensiero maschile monotematico si focalizzerà sul passato, scordando l’argomento iniziale, e si difenderà per l’attacco ricevuto, il più delle volte contrattaccando.

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Per un uomo parole come “mai”, “per sempre”, “in assoluto” e simili hanno un significato LETTERALE.

Se gli dite “non mi porti mai fuori a cena” lui analizzerà la frase, cercherà fra i ricordi e risponderà “non è vero, ci siamo stati il mese scorso”.

A questo punto, la discussione verterà sull’ultima volta che siete usciti, e quindi addio alla nuova cena.

Quando un uomo vuole aiuto, LO CHIEDE PER PRIMO.
Per un uomo, ricevere aiuto non richiesto significa considerarlo incapace di risolvere il problema da solo.
Quando un uomo ha un problema è meglio lasciarlo perdere e farlo concentrare su come risolverlo.
In questa fase potrà essere molto scontroso, perché la sua mente è focalizzata sulla soluzione e non si cura di apparire sgarbato e poco comunicativo.
PER NESSUN MOTIVO disturbarlo offrendogli aiuto in questo caso,
A MENO CHE NON LO CHIEDA LUI.

 

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Portati per natura a chiedere aiuto solo se chiamati, non si offrono MAI di fare qualcosa che non è loro domandato.
Le frasi vaghe come “sono stanca, mi farebbe comodo un aiuto” non portano l’uomo a capire che si parli di lui.
Gli uomini hanno un’idea molto vaga dell’ambiente domestico: la loro vita si svolge FUORI dalla “tana”. Quando anticamente un uomo rientrava nella caverna, la prima cosa che faceva era stravaccarsi davanti al fuoco senza fare nulla.
Dopo un tempo variabile da pochi minuti a un paio d’ore – dipende dall’età – si riscuotevano dal torpore e cercavano la compagna, i figli, il cibo. Questo è inciso profondamente nel DNA maschile.

 

 

 

 

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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