Linguaggio del corpo: La stretta di mano

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Poniamo il caso che il nostro corpo, la nostra espressione, la nostra postura, abbiano trasmesso una prima impressione positiva nel nostro interlocutore e che la fase successiva sia la stretta di mano: vedremo qui di seguito tutti i messaggi che una “semplice” stretta di mano può comunicare al nostro interlocutore.

Prima della stretta di mano, però, facciamo attenzione al palmo della mano.

L’uso del palmo della mano è un segnale a cui spesso non si presta molta attenzione sebbene sia davvero potentissimo, perché a primo impatto può risultare utile ad impartire ordini o direttive.

Il palmo lo possiamo trovare rivolto, in genere, in tre direzioni:

• Verso l’alto: è una posizione che implica sottomissione ossia un gesto non minaccioso usato fin dall’antichità per dimostrare di non indossare armi.

• Verso il basso: è un gesto che trasmette autorità.

• Mano chiusa con dito indice puntato: suscita sentimenti negativi, è uno dei gesti più irritanti all’interno di un discorso, molto spesso è accusatorio.

Immaginiamo di chiedere a qualcuno di chiudere la porta, se lo facciamo con il palmo sollevato è come se dicessimo: “per favore, puoi chiudere la porta?”; l’altro non si sentirà costretto a farlo, ma soprattutto non si sentirà intimorito dalla nostra richiesta.

La stessa richiesta fatta con il palmo della mano rivolto verso il basso invece è autoritaria, equivale a trasmettere un ordine e potrebbe suscitare sentimenti di irritazione, emozioni negative che si amplificheranno ulteriormente se la richiesta viene fatta con il gesto dell’indice puntato.

Non a caso, il saluto di molti dittatori nella storia è stato effettuato con il palmo rivolto verso il basso.

Allan e Barbara Pease (2005) hanno condotto un interessante esperimento con vari oratori, ai quali era stato chiesto di effettuare un discorso usando i tre gesti descritti precedentemente, davanti ad un pubblico sempre diverso.

I ricercatori hanno notato che si giungeva all’84% dei consensi da parte del pubblico quando gli stessi usavano per lo più il palmo verso l’alto, percentuale che scendeva al 52% quando usavano il palmo rivolto in basso, e il 28% quando usavano la mano chiusa con dito indice puntato.

In quest’ultimo caso, non solo molti hanno lasciato l’aula, ma si è anche notato, nel pubblico, un calo di conservazione in memoria dei contenuti esposti.

Adesso che conosciamo il potere che può avere il palmo della mano, andiamo ad illustrare la stretta di mano, senza dubbio uno dei gesti più usati durante il primo incontro.

 

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Tradizionalmente è un gesto accettato in quasi ogni cultura, rappresenta un segno di fiducia e benvenuto, ma nasconde anche delle insidie.

immaginiamo di aver appena incontrato per la prima volta una persona e di averla salutata con una stretta di mano; il gesto trasmette inconsciamente almeno uno dei seguenti atteggiamenti:

1. Predominio
2. Sottomissione
3. Uguaglianza

Anche se la trasmissione di questi significati avviene in modo inconscio, può avere una forte influenza sull’esito dell’incontro.

 

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Chi porge la mano cercando inconsciamente di prevaricare l’altro, cercherà di mettere la sua mano in modo tale da rivolgere il suo palmo in basso: è un gesto che sta a significare la volontà di voler gestire l’incontro.

Al contrario, avremo una stretta di mano definita “di sottomissione” qualora il palmo della mano sia rivolto verso l’alto.

 

Quando due persone dominanti si stringono la mano possiamo assistere ad una lotta simbolica per assumere il potere, visto che entrambe cercano di voltare il palmo dell’altro in posizione sottomessa; in questo caso avviene una stretta di mano in cui entrambi i palmi restano in verticale, in una situazione di parità, uguaglianza, rispetto reciproco, perché nessuno dei due vuole cedere di fronte all’altro.

Per creare un rapporto paritario durante una stretta di mano, bisogna assicurarsi di avere in posizione verticale sia il nostro palmo che quello del nostro interlocutore.

Secondariamente, applicare la stessa stretta che si riceve.

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A presto,

Fabio Pandiscia

 

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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