Ricco o povero? Possiamo capirlo da uno sguardo

La classe sociale influenza significativamente i risultati della vita degli individui e le interazioni quotidiane, e la mera percezione della propria condizione socioeconomica può avere ramificazioni significative.

Uno studio condotto dagli psicologi Nicholas Rule e Thora Bjornsdottir, dimostra che le persone possono conoscere in modo affidabile se qualcuno è più ricco o più povero della media, solo guardandolo in volto.

Questo è dovuto alla visibilità delle posizioni dei muscoli facciali che col tempo si conformano e prendono pieghe definitive in base alle ripetute esperienze di vita.

In questo studio sulle prime impressioni, i ricercatori hanno trovato che è possibile 170705133020_1_540x360capire se qualcuno è più ricco o più povero della media guardando semplicemente  il volto “neutro” di un individuo.

Questa è la novità!!

Infatti secondo loro non serve nessuna particolare espressione per svelare la propria condizione, nessun sorriso, nessuna smorfia di dolore, piacere o felicità.

Le emozioni, secondo i ricercatori, hanno la capacità di mascherare le abitudini di vita di una persona.

Un volto “neutro”, invece, racconta molto di più e svela, in pochi secondi, addirittura se si è ricchi o poveri.

 

 

Nel tempo, infatti, il viso riflette in modo permanente le esperienze di una vita” – sostengono i ricercatori – “Soprattutto quando pensiamo che il nostro volto non stia esprimendo nulla: quelle emozioni e quelle abitudini di vita sono sempre lì, come reliquie di quello che è la nostra vita”.

Ricco o povero? Possiamo capirlo da uno sguardo

 

In particolare, lo studio ha raggruppato i volontari che hanno partecipato allo studio in due grandi gruppi. Uno di questi apparteneva a famiglie con reddito inferiore ai 60 mila dollari, l’altro con reddito superiore ai 100 mila dollari.

A tutti loro sono state scattate delle fotografie, con “volto neutro”, dunque con viso privo di qualsiasi espressione.

Arrivati a questo punto, i ricercatori hanno coinvolto un altro gruppo separato di persone per esaminare le fotografie appena scattate: avrebbero dovuto decidere quali individui fossero più ricchi e quali più poveri usando solo il proprio istinto.

E qui la sorpresa.

Quest’ultimo gruppo è stato infatti in grado di determinare quale studente appartenesse al gruppo considerato “ricco” e a quello “povero” – secondo i parametri di reddito canadesi – con una precisione del 53%, nettamente superiore a quello che è la probabilità causale.

“Si nota sin da subito che studenti di soli 18-22 anni hanno già accumulato esperienze di vita capaci di modellare e modificare le fattezze del loro volto, tanto da far intuire a prima vista quale sia la loro posizione socio economica” – continuano i ricercatori.

I risultati non sono stati influenzati dalla razza o dal sesso del viso.

Non solo. Nessuno sembra essere davvero cosciente dei meccanismi e dei segnali che vengono utilizzati quando si prendono queste decisioni.

 

Tutto ciò è coerente con quello che già si sa sul comportamento non verbale

 

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Le immagini qui sotto sono quelle utilizzate nella ricerca. Per approfondimento le potete trovare anche sul sito di ricerche: “researchgate”

Figure 4. Composite images used in Study 5A: (A) rich Full Composites, (B) poor Full 

“Ci sono neuroni nel cervello che si specializzano nel riconoscimento facciale. Il volto è la prima cosa che si nota quando si guarda qualcuno”, dice il dr. Rule.

 

 “Quelle prime impressioni possono diventare una sorta di profezia autodidatta, influenzerà le tue interazioni e le opportunità che avrete” – dott. Bjornsdottir

Lo studio delle classi sociali come sottocorrente nella psicologia e nel comportamento sta ottenendo un maggior riconoscimento, dice Rule, e con 43 muscoli concentrati in un’area relativamente piccola, i segnali facciali sono una delle aree più intriganti in questo campo e continua dicendo che il passo successivo potrebbe essere quello di studiare i gruppi di età più anziani per vedere se i modelli dei segnali facciali diventano ancora più evidenti per le persone nel tempo.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of personality and social psychology da Nicholas O. Rule e R. Thora Bjornsdottir, due ricercatori dell’Università di Toronto (Canada)

 

 

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Riferimenti :

  1. R. Thora Bjornsdottir, Nicholas O. Rule. La visibilità della classe sociale dai segnali facciali. Journal of Personality and Social Psychology , 2017; DOI: 10.1037 / pspa0000091
  2. La visibilità della classe sociale dalle linee visive (disponibile in PDF). Available from: https://www.researchgate.net/publication/317252320_The_Visibility_of_Social_Class_From_Facial_Cues [accessed Aug 12, 2017].

 

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Fabio Pandiscia

Dott. in Psicologia,Autore di vari libri sul linguaggio del corpo e PNL, Master Trainer PNL, Codificatore FACS, METT Advanced, Mix2, affiliato Humintell in Italia.
Fondatore di Formae Mentis Group
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